Non è mai una fine

Aggiornamento: ago 19



Non è mai una fine, sequel di L’eco di una melodia, romanzo d’esordio di Corsetti Francesca, è la lente di ingrandimento del primo libro.

In questa nuova opera le dinamiche dei protagonisti Albert e Angelica, Christine ed Anthony si aprono in nuove avventure che chiariscono attraverso la loro voce in prima persona, molti interrogativi rimasti in sospeso.

L’autrice sale sulla scala dei ricordi e inventa il finale che avrebbe desiderato, poggia il cuore in cassaforte e ripercorre eventi e situazioni mortificanti che sono stati veicolo di una nuova identità in crescita. Angelica e Francesca oggi sono due persone diverse proprio grazie a questo racconto.

Angelica, sola e disperata dopo l’inspiegabile sparizione di Albert, diventa una biker e corona il suo sogno di diventare una scrittrice famosa raccontando proprio la sua storia. Esattamente come la sua amica Cristine le aveva consigliato.

Nonostante questo però, non la aspettano giorni sereni, ma interminabili inquietudini e ingiustizie che subirà ancora passivamente.


Oggi però ha nuovi capitoli da scrivere, perché Albert appare di nuovo nella sua vita donandole un nuovo sogno. Purtroppo però, il tempo le restituisce ancora le dinamiche di un protocollo già noto. Solo in seguito Albert confessa finalmente le motivazioni del suo comportamento e il loop verrà svelato.

Altri personaggi oscuri lasceranno l’ombra e interverranno per cercare di vanificare il loro progetto di unione.

Christine ed Anthony avranno invece un rapporto del tutto inaspettato, e l’amica del cuore di Angelica coronerà la sua vita seguendo un percorso inaspettato che finalmente le donerà la pace meritata.


Albert è un personaggio che appare Moraviano, surreale, totalmente indifferente del mondo circostante. Un attore non protagonista della sua stessa vita che però recita magistralmente la sua parte senza farsi controllare dal copione. Tutto gli scorre accanto e lui se ne lascia appena sfiorare. Finge di includere, di contenere, di appartenere, e genera invece inconsapevolmente contrarietà. Accontenta tutti, tampona ora una parte ora l'altra, elargisce bugie in ogni contesto, e vive fingendo tante vite.

E' protagonista e controfigura di se stesso.


Angelica invece vive di sole emozioni. E’ lei stessa tempesta.

E su questo tormento basa tutta la sua esistenza, accontentandosi del vento della sua aulicità, non pretendendo di imprigionare un sentimento in quelle due parole che per convenzione precedono un decorso comune. Non pretende di imprigionare, ama con la difficoltà di chi vuole solo vivere emozioni autentiche.

-“Tutto parlava d’amore per me, anche l’ingiustizia di non averlo accanto”.-

Angelica si convince che le puo’ bastare il non avere ma il solo provare, e che su quello può fondare qualsiasi cosa. Ed i suoi sentimenti viaggeranno sulle note del pentagramma dell’Elisir d’Amore di Donizetti.

Questo romanzo è una denuncia contro la mentalità che spesso risiede nei paesini di provincia e verso tutto ciò che rende il pregiudizio un limite invalicabile. E’ una denuncia alle ingerenze e alle limitazioni antropologiche che spesso giocano ruoli determinanti nella vita delle persone poco assertive, fomentando prigionie mentali e ombre, sotto le quali spesso si nascondono le proprie indecisioni.


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