Riuscirà il Dio del futuro a fare peggio del precedente?

Aggiornamento: ago 19

Nietzsche aveva ragione? Dio è morto e un nuovo Homo Deus sta arrivando?

Homo Deus: La visione di Harari sull’evoluzione: dal Dio immaginato al Dio creato.


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Harari è uno storico saggista e scrittore israeliano che ha conseguito il dottorato in storia medievale e militare all’Università di Oxford nel 2002. Egli è diventato uno dei personaggi più famosi e stalkerati al mondo dai giornalisti, dopo aver pubblicato nel 2011: Sapiens, da animali a dèi, pubblicato prima in ebraico e poi tradotto in 30 lingue. Un libro affascinante che ha venduto più di 5 milioni di copie in tutto il globo, diventando l’uomo dell’anno e confermando il suo successo anche con il suo secondo libro pubblicato nel 2015: Homo Deus: breve storia del futuro.

Homo Deus esamina le varie possibilità che potranno generarsi dalle scienze del nostro tempo e sulle quali, dovremmo soffermarci a riflettere per prendere coscienza della direzione che stiamo prendendo.

Cosa potrebbe accadere al mondo quando le vecchie credenze si fonderanno con le nuove tecnologie divine come l'intelligenza artificiale e l'ingegneria genetica?

Fulcro centrale del testo è, infatti, la nostra evoluzione. Harari elenca tutte le peculiarità che hanno permesso nei secoli la sopravvivenza agli umani, riconducendo la ragione prioritaria alla comunicazione, che appare essere il perno dell’evoluzione e del dominio sulle altre specie.





Noi Sapiens, infatti, siamo gli unici esseri viventi capaci di interagire con tutti gli altri esseri viventi (pensate che fortuna) in ogni parte della Terra. Avvalendoci della comunicazione siamo riusciti a tramandare la nostra storia e a salvaguardare la nostra specie, perché questo ci permetteva di essere sempre un passo avanti, giocare in anticipo, sempre pronti davanti ad un pericolo imminente. Abbiamo sconfitto malattie come il vaiolo e tenuto sotto controllo moltissime altre che oggi non uccidono più. Se esaminiamo la problematica attuale del Covid, possiamo affermare che abbiamo arginato (anche se ancora non risolto) il problema del contagio del virus in maniera sicuramente diversa e più oculata (indipendentemente da come la si pensi) da come un tempo fu gestita la peste che causò 20 milioni di morti nel mondo.

Lo scrittore differenzia, poi, la comunicazione in 3 modalità.

Harari ritiene che oltre alla oggettività e alla soggettività, noi possediamo anche una terza facoltà comunicativa: la realtà intersoggettiva.

In base a questa abbiamo creato nazioni, religioni, soldi, usi e costumi, il valore delle cose e delle persone alle quali attribuiamo un valore comune solo perché condivise da tutti gli esseri umani.

Questo, dunque, ci ha permesso di comandare il pianeta: la intersoggettività.

Quindi, cari asociali, ve lo dico sinceramente, o interagite con noi o vi estinguerete tutti!

Noi possiamo cooperare in modo flessibile da un lato all’altro del mondo, anche senza conoscerci. Gli altri animali come le formiche o le api, ad esempio, sebbene comunità collaborative, non posseggono questa prerogativa.


Noi Sapiens siamo riusciti a dominare il mondo rispetto alle altre specie anche grazie alla capacità di credere in miti collettivi come gli dei, il denaro, l’uguaglianza e la libertà, come già narrato in Sapiens: Breve storia dell’umanità.

Nessun altro animale, infatti, costruisce Tempi a San Gatto D’Assisi o Basiliche al Dio Orso Resuscitato, portandogli doni e denaro per millenni come merce di scambio per una immortalità dell’anima dopo la morte. Nemmeno si tramandano leggende o si autolimitano tramite sovrastrutture assimilate negli anni in nome di un armadillo invisibile nel cielo. Noi, invece, con queste invenzioni e stratagemmi, abbiamo governato e strutturato il mondo per millenni.

In Homo Deus, il mitico Prof. Harari guarda al futuro con il suo binocolo intellettuale, ed esplora come oggi invece potrebbe cambiare il potere globale attraverso la nuova forza dell'evoluzione: gli algoritmi.


La selezione naturale darwiniana, è stata sostituita dalla selezione di algoritmi intelligenti.



Cosa succederà alla democrazia e alla struttura sociale, quando Google e Facebook conosceranno attraverso i nostri dati, tutti nostri gusti, le nostre preferenze politiche, la nostra salute, i nostri interessi, le nostre cartelle cliniche, meglio di quanto li conosciamo noi stessi?

Oltre a canalizzare il nostro volere verso vendite di ogni oggetto, più o meno utile, facendocelo spesso passare per indispensabile, cosa i geni del web faranno con le nostre vite?

Cosa avverrà allo stato sociale quando i computer spingeranno gli esseri umani fuori dal mercato del lavoro creando una larga fetta di "classe inutile"?

Come gestiranno l’ingegneria genetica, tutti i Paesi, anche quelli più bellicosi? Sarà la La Silicon Valley che finirà per produrre nuove religioni? I nerd di Internet e dei social saranno i nuovi onnipotenti del cielo?

A mio parere lo sono già, noi compriamo, agiamo, desideriamo tutto ciò che ci propinano e che possiamo condividere per avere una posizione sociale, scegliamo addirittura gli amici, i compagni, le competenze attraverso internet. Oltretutto ogni giorno ne abbiamo sempre più bisogno per velocizzare i nostri processi di apprendimento o di cultura informatica. Pensiamo allo smart working o alla DAD, (didattica a distanza), quanto siano risultati essenziali nello scorso periodo! Una cosa che ci è indispensabile è già vincente, non credete anche voi?






Fateci caso, noi ormai siamo sul web per ogni cosa, per pagare le bollette, comprare un biglietto aereo o anche sognare di diventare influencer! Siamo su Google Maps per dirigerci verso le nostre destinazioni, per evitare il traffico, ricordarci degli appuntamenti, per controllare il ciclo o anche per tenere conto dei passi delle nostre camminate, ma anche solo per preparare una ricetta, per chi ancora cucina e non si fa portare il cibo comodamente a casa con un click.

Il libro esamina ogni aspetto futuro possibile, in maniera molto dettagliata, sottolineando tutti i passi che si sono succeduti negli anni per portarci oggi davanti a questo bivio.

Fermatevi un attimo a riflettere come negli ultimi 30 anni il mondo sia corso velocissimo in avanti, mentre voi eravate con una birra in mano sdraiati sul divano a vedere una partita di calcio o una serie Tv! Io l’ho fatto, anche se poi, a dir la verità, al posto della birra che finisce sempre troppo presto, ho stappato una bottiglia di vino e ho continuato tranquillamente a vedere la mia serie Tv preferita: Mad Man.

Ma non prendete me come esempio.


Homo Deus è, in ogni caso, un libro sconvolgente, che apre la mente a tutto quello che sta realmente accadendo attorno a noi negli ultimi anni e ci proietta verso gli scenari che potrebbero verificarsi.

Siamo nel 21’ secolo, ragazzi, e non possiamo più voltare lo sguardo altrove, meno che mai solo al passato. Dobbiamo interrogarci sulle prospettive future dell’umanità. E’ un obbligo etico e morale che ci impone il nostro tempo, perché abbiamo la responsabilità di consegnare il futuro ai prossimi avventurieri con meno vergogna possibile.

Harari suddivide il libro in 3 parti, sottolineando nella prima parte che noi esseri viventi siamo solo dei semplici algoritmi, ossia delle sofisticate macchine ingegnose, capaci di prendere decisioni e risolvere problemi. Si rifà così alla teoria dell’evoluzione di Darwin, che attesta quanto tutti gli organismi siano programmati unicamente al fine della sopravvivenza e della riproduzione.

Nell’antichità, ma ahime’ ancora oggi, sono ancora in tanti a voler credere a ciò che l’umano si è inventato per autoregolarsi o fornirsi spiegazioni che un tempo non era in grado di comprendere. Un Dio che fa capolino nel cielo, ad esempio, un essere perfettissimo che guarda e giudica le nostre azioni, che dà e toglie come se giocassimo a Monopoli, ma che ha sempre bisogno di soldi da secoli.

Un tempo, non si era in grado di valutare tutti gli aspetti di questa credenza, oggi, a parte coloro che vogliono credere a tutti i costi in qualcuno a cui delegare le colpe delle proprie azioni e che li assolva dalle loro empietà, abbiamo scoperto che la maggior parte delle ragioni che un tempo attribuivano a Dio, sono invece spiegabili naturalmente. Quindi, per una mente razionale, continuare a credere è diventato molto difficile.


Moltissimi anni fa (spero), veniva dato per scontato che ogni evento accadesse per mano e volere di un essere immaginario che dal cielo decidesse di far piovere o venire siccità, che alternasse il giorno e la notte o facesse ammalare o salvare le persone, che promettesse premi immaginari dopo la morte o compisse miracoli su richiesta. Oggi invece si è capito che avere fede in un ordine immaginario costituito non ci porta da nessuna parte e che siamo noi stessi la causa e l’ effetto della maggior parte degli eventi che si susseguono.

Abbiamo imparato a gestire pandemie e malattie e compreso l’alternanza delle stagioni, la posizione dei pianeti, l’espansione dell’universo. Abbiamo insomma capito che gli dei non ci servono. Le biotecnologie, la medicina, l’astronomia, ci sono sufficienti per sopravvivere e capire il funzionamento dell’esistenza.

Nella seconda parte egli si concentra sull’Umanesimo, al quale dà lo stesso valore di una religione. Per Harari infatti, è religione ogni qualsiasi narrazione globale che conferisca legittimità, oltre la ragione umana, a leggi morali o norme sociali. In questo capitolo include anche il comunismo erroneamente adoperato esattamente come una religione per circuire i popoli.

L’uomo ha la capacità di determinare la propria libertà attraverso una propria autodeterminazione, un proprio libero arbitrio del quale è unicamente responsabile e, sostenendo questa tesi, dà valore, quindi, solo al “filone” del liberalismo, come unico ramo dell’umanesimo che più si è evoluto a favore della libertà di pensiero e della libertà dell’uomo. Ma non essendo il pensiero e lo studio, soprattutto scientifico, ancora non molto di moda, sono davvero in pochi oggi ad averlo recepito.

Nella terza parte si parla della crisi dell’Umanesimo e la ricerca per l’uomo di nuovi obiettivi e funzioni sociali, sradicandosi dai pilastri precedenti che stavano portandolo al collasso sociale. L’umanità perde il controllo e ha bisogno di dare un nuovo significato a se stesso e all’universo.

I precedenti problemi, i fenomeni che precedentemente avevano attanagliato l’uomo e la minaccia della sua sopravvivenza, come pandemie, pericoli metafisici, morali castranti, sono ormai sotto controllo e si necessita ardentemente di nuove dimensioni di pensiero.


Cosa farà felice l’uomo del futuro? Cosa farà conquistare la sacralità umana? Chi sarà il nuovo Dio? Riusciremo a conquistare l’immortalità? Sapevate che alla Silicon Valley sono vicini a conquistarla?

I meccanismi che avvengono nei nostri cervelli possono tutti essere ricondotti ad impulsi elettrici (per i fortunati possessori di più di due neuroni) e come tali, studiabili e prevedibili da algoritmi.

Per Harari ci sarà una corsa all’algoritmo prevalente, al più veloce, al più efficace sull’altro che sostituirà in gran parte il lavoro dell’uomo generando però un grande problema: la nascita degli useless, la classe inutile, che non solo sarà disoccupata ma inoccupabile, in quanto, senza capacità di essere determinanti nella società.

Algoritmi esterni comanderanno il mondo, e saremo proprio noi a dargli il potere, in quanto, più affidabili di noi. Che non sarebbe poi così sbagliato dando una occhiata ai libri di storia…

Un algoritmo potrebbe diventare il nuovo Dio del futuro, solo che, a differenza degli altri precedenti e attuali che fan finta di non vederci quando invochiamo il loro aiuto, ci saranno sempre vicini aiutandoci ogni volta che ne avremo bisogno.

Noi Sapiens, dunque, ci faremo da parte per dare lo scettro decisionale al Dio algoritmo?


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