Le Iridi dell’Etna di Joe Oberhausen- Valdez

Una passeggiata sulla strada dell’impossibile.


L'autore siciliano di "Le Iridi dell'Etna", ci fa affacciare alla sua finestra onirica per traghettarci in un mondo incerto, lastricato di magia e realtà.


Se esiste una formula magica con cui tradurre la nostra immaginazione in parole attraverso un libro surreale, l’autore l’ha trovata usandola con raffinatezza.

Con una padronanza di scrittura da vero filologo, lo scrittore destituisce ogni pregiudizio che spesso è accostato agli autori emergenti, a volte dileggiati e accusati di essere solo degli "imbrattacarte" . Come se a loro non fosse concesso avere una opportunità!


Joe Oberhausen-Valdez dimostra di conoscere alla perfezione meglio di molti autori affermati, non solo la scrittura ma anche come si può iniziare un viaggio incantato nel mondo dell’introspezione, ponendo se stesso al centro dell’eternità, affiancato dal quel soggetto immortale che da sempre è il simulacro dell’amore: la donna.


Il libro Le Iridi dell'Etna, è una raccolta di 14 racconti che si materializzano nello spazio compreso nell’intervallo che sostanziato tra l’immaginato ed il reale. Un lungo percorso immaginario che ci trasporta in spelonche, miniere di sale, demoni e spiriti che ci abbracciano come sfere incandescenti, facendoci volteggiare nell’arcano mondo del surreale.



“L’esistenza è il respiro dei sensi, di ciò che vivo, ansima, si muove e poi muore”.

Il racconto a mio parere più avvincente è quello più sibillino.


Nel racconto "Il pittore e l’Infinito" questa frase incornicia tutto il paesaggio virtuale e criptico del libro.

Cosa è vivo e cosa no, cosa è reale e cosa non lo è se mi fa tremare, se mi dà emozioni, se nei miei pensieri esiste? Questa la considerazione che mi ha maggiormente emozionato, suscitandomi l'interesse a proseguire nella lettura di tutti gli altri racconti. Un percorso che si svela, pagina dopo pagina che appare più come un saggio filosofico, che si delinea attraverso metamorfosi interiori di spontanei determinismi filosofici.

Siamo anche noi spesso in un mondo virtuale quando viaggiamo con i sogni, perché sempre divisi tra ciò che vorremmo vivere e ciò che non potremmo mai realizzare.

Il nostro subconscio elabora e sostanzia i nostri bisogni e le nostre necessità continuamente, anche mentre dormiamo.

Tradurli in dati reali poi, sta tutto alla nostra interpretazione!




CONOSCIAMO L’AUTORE

1) Joe Oberhausen-Valdez, come è nato il suo rapporto la con la scrittura?

– Mi sono laureato in lingue e letterature straniere nel 1995, ho da sempre la passione per la lettura, prediligo soprattutto la letteratura francese dell’800. Il mio nome d’arte è stato inventato da un amico scrittore che mi ha inserito come personaggio, anche se di secondo piano, un legionario spagnolo, nel suo libro La lunga ombra, edito da Arkadia, un romanzo distopico ambientato nella Seconda guerra mondiale. E da allora ho deciso di scrivere anche io.


2) Cosa ha ispirato l’idea di questo libro?


Le iridi dell’Etna… gli occhi di alcune donne che ho conosciute, che mi hanno dato la possibilità di narrare avvenimenti più o meno reali o fantasiosi. Il libro è una raccolta di racconti, ambientati nel circondario del vulcano, in cui le storie servono a un’introspezione, vista sempre come una ricerca della propria anima, che torna a vivere ed esce fuori e torna a gioire e finalmente a vivere dopo struggimenti e dolori svariati. Le iridi delle donne che ammaliano e avvolgono, tra la sensualità di passioni, estasi, desideri, in un’atmosfera che a volte è onirica.



3) Le iridi dell’Etna è la sua prima opera?


– No, il mio primo libro è Come il vento tra i ciliegi, una raccolta di racconti, surreali, apocalittici, austeri e crudi. È un percorso nel passato, che porta alla scoperta dell’hic et nunc come unico metodo per apprezzare la vita che fugge via. Questo mio primo libro mi ha dato tante soddisfazioni invogliandomi a scrivere un secondo libro: Il drago e la Sfinge, scritto a quattro mani con l’autrice Ilaria Di Leva con la quale ho anche conservato un bel rapporto di amicizia.



4) Quale ambizione ripone in quest’ultimo libro Le Iridi dell’Etna?


– Spero che venga letto, perché a parte la bellezza degli animi femminili raccontati, ho lavorato molto sulla forma, e sulla rimemorazione di vocaboli desueti, letterari, sconosciuti, ma pregni di significato. (qualcosa che esalti il tuo campanilismo e le donne del luogo)



5) C’è un autore al quale si ispira maggiormente nei suoi libri, e perché?


– Proust, Hugo, D’Annunzio, Nietzsche. Anch’io come loro scrivo me stesso….

Sia nel modo di scrivere, e quindi la ricerca filologica della parole un po' inusate…

Sia per la loro filosofia….

Spazio da epoche diverse ad autori letti e studiati e amati nel corso della mia vita. La visione di questo libro considerato che ha dei tratti reali e poi trasfigurati, può essere interpretata come un sogno ad occhi aperti, o come fatti realmente accaduti e narrati dagli anziani del luogo.


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